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Pansy Parkinson. { Ink }

  • 18 set 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

Leggiadra come una piuma, delicata come una carezza, fresca come una brezza d'aria primaverile, bianca come la neve candida, nera come la notte oscura, nuova, rinata, eppure sempre la stessa. <Siamo legati al nostro passato così come al nostro futuro> Seppur molti ritenessero Pansy Parkinson una ragazza superficiale ed anche alquanto antipatica, ella era a tutti gli effetti una di quelle persone la cui vita non ha favorito l'amore e l'affetto; profondamente introversa, mutevole e complessa non aveva mai subito grandi traumi, aveva vissuto un'esistenza piuttosto piatta, eppure un giorno da sciocca ragazzina che gioca ad esser adulta si era svegliata tramutata in giovane donna. Uno sguardo al passato ed uno al futuro. Gli anni di Hogwarts volgevano ormai al termine, la battaglia era conclusa, alcuni amici perduti, altri fuggiti. Cosa sarebbe stato di lei ora che la sua infanzia, così come la sua adolescenza, erano ormai passato? Ancora risuonavano nella sua mente le parole pronunciate quella sera "But he's there! Potter's there. Someone grab him!" La vergogna l'assaliva ancora, ma la maschera di superficialità ed impassibile livore costruita con fatica e per tanti anni indossata, le impedì ancora una volta di arrossire, di mostrare qualcosa oltre la solita espressione accigliata. Eppure si sentiva meschina nel ripetersi: cosa può una ragazzina egoista fare se non sacrificare l'altro pur di salvare se stessa? Solo dopo aver saggiato, seppur a distanza, gli orrori della guerra e la triste fatalità della morte, solo allora si era riscoperta diversa. Nuova, ma sempre uguale. L'aspetto non conta, seppur per anni non avesse curato altro che l'apparire esteriormente al meglio, seppur per anni non avesse ambito altro che un buon matrimonio ed un'ottima posizione sociale, oggi si riscopriva vuota. Cosa sarebbe accaduto domani? Come avrebbe potuto il mondo ricominciare a girare dopo una simile tragedia? Cosa l'aspettava in futuro? Un senso di oppressione le bloccava il respiro, una necessità impellente la soffocava eppure Pansy non riusciva a comprenderla. Una vita superficiale passata a dispensar cattiveria, a fuggir da se stessi e a soffocare una grande insicurezza non le avevano permesso di comprendersi a fondo, non si era mai lasciata andare, mai aveva accolto le sue più intime sensazione e mai aveva permesso che la controllassero. Eppure ora ne era colma, con forza le emozioni si erano liberate e si scatenavano in lei, avevano riempito quel vuoto lasciato dalla sensazione di perdita provata dopo la fine della battaglia. Silenzio. Finalmente pace. Una piuma, vecchia, consunta, esule dalla distruzione che aveva corroso la scuola scorreva finalmente su una pergamena nuova, appena trattata, simbolo del giorno che viene, connubio di passato e futuro, semplice presente. La memoria torna indietro e rivela il futuro. La scrittura è liberazione, la scrittura è il tramite attraverso cui espiare le proprie colpe, le proprie mancanze. Pansy Parkinson non può far altro che scrivere, raccontare tutto ciò che è avvenuto con una strana imparzialità, con un distacco quasi glaciale che deve al suo passato, con una consapevolezza della fragilità della vita umana che deve al suo futuro, con una frenesia tipica del presente.


 
 
 

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